MARIA MATER SICILIAE

“Il tuo collo è come un gioiello”. Lo sposo nel lodare la vergine ricorre a paragoni inauditi e, come risulta a prima vista, non sufficientemente adeguati a esprimere la similitudine, dal momento che né le guance sembrano paragonabili alla tortora, né il collo al gioiello, se un lettore attento non si sforza di trovare la relazione nascosta. Intorno al collo si pone un legame in modo che chi è legato viene trattenuto e può essere trascinato da un posto all’altro a piacimento di chi lo tiene legato. Al collo della Vergine lo Sposo impose un gioco dolce e leggero; riguardo ad esso vi è stato comandato: “prendete su di voi il mio giogo e imparate da me, perché sono mite e umile di cuore”. Il collo della Vergine è dunque la sua mite umiltà, l’umile mitezza abituata all’obbedienza ai comandamenti al cui modello è al cui esempio lo Sposo volle attenersi quando, obbedendo al padre, volle mostrarsi nell’utero della Vergine Dio e uomo. La Vergine comprese che la sua obbedienza meritava di essere imitata e, amando il suo comportamento, non innalzò orgogliosamente il suo collo, ma prestando ascolto portò il giogo, non quello che Adamo aveva imposto ai propri figli ma quello che è reso leggero e soave dal collo di chi lo porta volentieri.

(Filippo di Harveng, commento al cantico dei cantici)

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