AD ASSISI IL “MURO” DELLA PACE  

Bosco di San Francesco – Assisi Dicembre 2005

Il Muro del tempio di Gerusalemme – Enkyklios, rappresenta il racconto dei Vangeli, dall’Annunciazione alla Resurrezione testimoniata dal Santo Sepolcro aperto, straordinario tempio in Gerusalemme, dedicato ad un unico Dio da molteplici culti, differenziati unicamente dai riti.

Nei venti metri del suo sviluppo racconta la storia dell’Uomo, condensata nella scultura di un personaggio austero e senza tempo che porta nel cuore – aperto spazio nella pietra – il Bambino di ieri, di oggi e di sempre.

L’obiettivo è quello di conferire al messaggio cristiano un’attualità di alto valore artistico; un contributo alla bellezza, all’armonia, al messaggio di umanità che da sempre dall’arte ci viene e nell’arte trova il suo spazio nel tempo. L’unico valore è la vita e solo in essa l’individuo può apprendere la bellezza e lo scopo dell’esistenza.

Il muro viene visitato da presenze possenti e significative che portano ad altri misteri e invitano lo spettatore alla riflessione. Talvolta lo zig-zag dei capelli di questo o quel personaggio si propaga, come per i rami d’albero, in un modo noto e lontano, antico e futuro, come in ogni terra d’infanzia da cui ognuno di noi proviene e nella quale sa trovare la scoperta meravigliosa dei fatti che poi l’usura banalizza perché toglie loro lo smalto e la magia per cui li salutammo come in un’apparizione. Una resa di immagini nella quale, sensazioni e stati d’animo, non hanno altro peso che quello di una situazione stupefacente, fuori dalla logica realistica.

Personaggi alti ed austeri, uomini e figure antiche, senza tempo, portano nei volti la saggezza del sapere, avanzano e squinternano la pietra quasi a volere a tutti i costi raggiungerci nonostante gli ostacoli e le barriere da noi stessi edificati. Suggeriscono, o meglio ci ricordano, che il Bene ed il Male non esistono in sé stessi, ciascuno è solo l’assenza dell’altro. Questa coralità, questo allusivo percorso conduce al “Cuore” al “Tabernacolo” dell’Uomo dove si custodiscono la saggezza e la purezza primordiali, dove l’innocenza e la fragilità del Bambino assumono le caratteristiche di forza e lealtà, diventano cuore pulsante, ritmo vitale, battito sublime nel perfetto racconto d’amore, di cura e di reciproco conforto. Linfa e sangue senza i quali nessun essere umano può essere in grado di sopravvivere. Un corpo umano per scendere sulla terra, per contenere l’anima.

Il tutto assume così una valenza animistica fortemente vitale.

Sculture a tu per tu con l’Uomo, con le sue paure, come richiamo ad una realtà più vera punto di lacerare la materia per scoprire la verità. Sculture che abbracciano e contengono le preghiere degli uomini, quello che la maestria delle doti da questi ricevute in grazia e in dono riescono a mettere in pratica, espressioni immediate e felici gratitudine e della realtà.

Il Muro del tempio di Gerusalemme potrebbe essere paragonato ad una macchina del tempo che trasferisce altrove queste avventurose epifanie o le richiama da luoghi lontani, da altre terre, note o di immaginazione, per ospitarle oggi in uno spazio anch’esso stupefatto dal mutamento.

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